“Sapevamo che saremmo arrivati a questo punto”

Le dichiarazioni di Mao Ning (nella foto) in risposta a Donald Trump su Taiwan non sono un fulmine a cielo sereno. Chi osserva gli equilibri nel Pacifico sapeva bene che Trump avrebbe riportato il tema al centro del dibattito, alzando la posta.

Gli indicatori c’erano tutti: la postura della nuova amministrazione USA e la crescente insofferenza di Pechino verso ogni commento esterno. Trump gioca la carta della pressione diretta (‘spero non lo faccia’), la Cina risponde con il muro dell’inviolabilità territoriale.

Nessuna sorpresa, dunque. Solo la conferma che il 2026 sarà l’anno in cui la diplomazia dovrà camminare sul filo del rasoio. La domanda non è più ‘se’ si arriverà allo scontro verbale, ma come si gestirà questa prevedibile escalation.

La tensione diplomatica tra Cina e Stati Uniti torna a farsi sentire con forza sul dossier Taiwan. Pechino ha ribadito con estrema fermezza la propria posizione, definendo l’isola come una “parte inalienabile del territorio cinese” . La dichiarazione giunge come risposta diretta alle recenti affermazioni del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in merito a un possibile cambiamento dello status quo nella regione.

Il portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, è intervenuto per chiarire che la questione di Taiwan è “puramente un affare interno alla Cina” . Secondo la linea ufficiale di Pechino, la risoluzione della controversia spetta esclusivamente al popolo cinese e il governo non è disposto a tollerare “alcuna interferenza esterna”.

Le parole di Mao Ning mirano a tracciare una “linea rossa” invalicabile, sottolineando che la sovranità nazionale non può essere oggetto di negoziato o di commenti da parte di potenze straniere.

Il caso è scoppiato a seguito di un’intervista rilasciata dal magnate al New York Times. Donald Trump ha adottato un approccio che mescola riconoscimento delle ambizioni di Pechino e ammonimento diplomatico. Parlando del Presidente Xi Jinping, Trump ha dichiarato:

“Lui la considera parte della Cina e spetta a lui decidere cosa farà. Ma gli ho detto che sarei molto insoddisfatto se lo facesse, e non credo che lo farà. Spero che non lo faccia”.

Il commento di Trump suggerisce una sorta di dialogo diretto e personale con la leadership cinese, ma allo stesso tempo ribadisce la contrarietà degli Stati Uniti a un’azione unilaterale che può alterare gli equilibri nel Pacifico.

La reazione di Mao Ning evidenzia la sensibilità di Pechino verso quello che viene percepito come un tentativo degli USA di inserirsi in questioni di sovranità territoriale. Mentre Washington cerca di mantenere una politica di deterrenza e stabilità, la Cina riafferma il principio dell’Unica Cina come pilastro fondamentale e non negoziabile della sua politica estera.

L’interscambio di battute sottolinea quanto il futuro di Taiwan rimane il punto più critico e imprevedibile nelle relazioni tra le due superpotenze, con la Casa Bianca che punta sulla pressione diplomatica e il Cremlino che risponde con il richiamo all’integrità territoriale.

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